A passo di Resistenza 2013

Nel corso dell’iniziativa “Un tweet per Resistere”, la cronaca la potete leggere su Ottoinforma,  con le studentesse e gli studenti di alcune scuole della nostra circoscrizione è stato presentato, dal nostro presidente Raffaele Scassellati, il programma e gli eventi che caratterizzeranno “A passo di Resistenza 2013”. Programma che potete leggere di seguito o scaricare qui e che vi preghiamo di condividere diffondendo questo post.

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Discorso di Massimo Ottolenghi al Pian del Lot

Alla commemorazione dell’eccidio del Pian del Lot era presente l’avvocato Massimo Ottolenghi, partigiano ed esponente di Giustizia e Liberta, questo il testo del suo discorso che condividiamo.

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Torino Pian del Lot 3 aprile 2013

Questo lembo di terra del Pian del Lot e il poligono del Martinetto – resi sacri dal sangue dei martiri della Resistenza – sono assunti a Luoghi della Memoria, a simboli di rinascita, nonché di resurrezione nella lotta disperata e vittoriosa contro il male supremo: la dittatura del nazifascismo; la negazione della libertà, della giustizia, la distruzione della democrazia.
Noi siamo qui per ricordare.

Il 2 aprile 1944, pochi giorni prima della fucilazione dei componenti del Comitato Militare della Regione Piemonte, dove ora si erge questa stele, una grande fossa comune accolse, falciati dalle raffiche, ancor vivi e agonizzanti, i corpi di 27 giovani.
I loro lamenti, le loro invocazioni furono soffocate da  spietate palate di terra, senza neppure la pietà di un colpo di grazia.

“La Stampa” del 4 aprile 1944, scriveva testualmente:

“Delinquenti abituali, liberati in gran parte dalle carceri, dopo il 25 luglio, dal governo Badoglio, manovrati per guastare il buon accordo fra italiani e germanici, macchiati di delittuose gesta, all’alba di ieri, domenica, sono stati  passati per le armi”.

Oscar (Giovanni Borea), che qualche giorno dopo, ferito al capo solo di striscio, sopravviverà alla propria fucilazione protetto dai corpi dei compagni, era stato condotto dai tedeschi a presenziare  all’eccidio e tramanderà una testimonianza atroce:

“Si udivano raffiche di armi automatiche, … una scena orrenda: partigiani con le mani legate dietro la schiena vengono fatti avanzare verso una grande fossa, entro cui già giacciono compagni falciati, straziati e gementi, … vengono fatti avanzare quattro alla volta. Così cadono dentro la loro tomba… Finito l’eccidio fummo costretti a coprire la fossa nella quale molti dei caduti erano solo feriti. Gemiti, lamenti e invocazioni. Con grande strazio riconobbi la voce del mio amico Benvenuto che invocava e implorava: ‘Mamma’ ”.

Erano 27, ma avrebbero dovuto essere 50 secondo le direttive del generale Karl Wolf comandante della polizia tedesca in Italia e del Colonnello delle SS Walter Rauff.
Il numero sarebbe stato ridotto per intervento del tenente Schmid, capo della Polizia Tedesca a Torino, secondo quanto emerso dai verbali del processo che si svolse a guerra finita, quando si vollero sfumare e alleggerire le responsabilità di tanta infamia tra i comandanti tedeschi.

Durante un loro incontro sarebbe stato convenuto che quel numero ridotto a 27 avrebbe dovuto però costituire un campionario di repressione significativa che colpisse tutte le categorie e comprendesse non solo patrioti prigionieri partigiani, di zone e formazioni diverse rastrellati in città e per le montagne, ma anche operai, persone comuni di varie estrazioni sociali, anche se solo fermate per indagini o colpevoli di essersi trovati nel posto sbagliato in un momento sbagliato.
Enunciata come una rappresaglia, per l’uccisione di un militare tedesco della Falk (contraerea), sorpreso in Torino nei pressi del ponte sul Po nella zona Crimea, in realtà, rispondeva ad una azione preordinata e pianificata per terrorizzare la città a coronamento del grande rastrellamento nelle valli, che avrebbe dovuto sgominare definitivamente le forze partigiane già sfinite dalla fame e dai rigori invernali.
Una vendetta, uno sfogo d’ira dei comandi nazifascisti sorpresi e preoccupati dalla compattezza dello sciopero generale esploso contemporaneamente a Torino e a Milano, nonostante gli arresti  e le deportazioni di operai.
Tra le vittime del Pian del Lot  oltre agli amici della “cricca di Borgo Vittoria” (Antonio Capetti, Antonio Ferrarese, Aldo Gagnor, Sergio Maina, Bruno Negrini, Querino Mascia e Rino Pagano, appartenenti tutti all’XI Brigata Garibaldi e fatti prigionieri nelle Valli di Lanzo) il gruppo di quelli della 105 Garibaldina e della Divisione Alpina GL della Val Pellice. Un partigiano appartenente alle squadre della SAP (Luigi Parussa), artigiani, gruppi di amici di barriera o d artigiani ferraioli, come i fratelli Cumiano, fermati perché trovati in possesso di residuati bellici raccolti per la città.
Tutti indistintamente uniti in un solo mosaico che può e deve rimanere unico e compatto nell’unicità del suo significato e della sua sacralità.
Tutti affratellati nel sangue e nella sventura  come disse nel suo doloroso discorso, tenuto su questa fossa, il 24 novembre del 1946,  la signora Itala Ghiron, madre del martire Walter Rossi, rivolgendosi ad altre madri:
“Ora ognuna noi …. ha 27 figli da onorare!”.
Per parte mia sono in grado di rievocare soltanto uno di loro che fu a me infinitamente caro. Proprio quel ragazzo di pochi anni più vecchio di voi. Ne aveva solo 18.
Era uno studente, e aveva appena superato con merito la Licenza liceale.
Non era un combattente.
Non era un guerriero.
Era un partigiano.
Era un buono, un idealista, un’anima bella.
Un generoso.
Lo chiamavano Zanzara. Fragile con una figura acerba e scarna. In Val Pollice era caduto nelle mani dei suoi carnefici, in occasione di un rastrellamento, per essersi attardato durante il ripiegamento della sua formazione, per tentare di salvare feriti intrasportabili nascondendoli sotto ramaglie e fascine, per sottrarli alla furia della soldataglia tedesca.
Era un infermiere.
Aveva soprattutto la colpa imperdonabile di essere ebreo.
E lui l’aveva dichiarato, quasi come una sfida, in risposta a chi lo aveva accusato di essere un vigliacco perché a 18 anni non era arruolato nelle masnade convocate dal nefasto Manifesto Graziani.
“Io sono un ebreo… per me la vita è sacra!”.
Queste le parole che l’avrebbero perduto.

Per onorare le vittime di questo eccidio, senza cadere nella retorica e perdersi nella coreografia di sempre, soprattutto, oggi, di fronte a questi ragazzi che sono il solo nostro futuro, quel futuro per cui si sono sacrificati tanti martiri, non vi è parola né pensiero adeguato, può esserci solo silenzio e riflessione.
Quando mi è stato prospettato l’onore di intervenire a questa manifestazione, subito mi è sorto un interrogativo assillante. Un interrogativo che devo porre anche a voi, impellente e bruciante.
Un interrogativo che non si può eludere.
Un interrogativo che impone una risposta a tutti noi e a tutti gli italiani.
Che impone una risposta.
Oggi siamo noi ancor degni di dire, di parlare, di invocare valori?
Di ricordare di commemorare e soprattutto di onorare questi morti?
In coscienza purtroppo “NO!”.  Questa è la sola risposta.
La sola che ho sentito salire immediata, bruciante e umiliante.
Non si può, testimoniare, far rivivere ricordi dolorosi e pur anche solo onorare caduti e rievocarne la storia se dal loro sacrificio non se ne è ricavato insegnamento.
Non si può, se non si è quantomeno tentato e imparato a difendere quei valori per i quali essi si sono battuti e sacrificati.
Non si può, se non si è capito che LIBERTA’ GIUSTIZIA e DEMOCRAZIA, una volta conquistate, vanno difese, a qualunque prezzo.
Gli italiani tutti, purtroppo, anche quelli della mia generazione (che pure ha apportato con tanto sacrificio il gran dono della Costituzione), hanno permesso che questa venisse calpestata e offesa, che le istituzioni venissero occupate da caste e camarille, da uomini indegni che ne hanno fatto scempio e strame, strumento di poteri particolari e personali contro lo Stato stesso.
Tutti sudditi, anziché cittadini, proni alla ricerca di “padroni”, di “Uomini della Provvidenza”, di “guru”, saltimbanchi e ciurmadori, dispensatori della miracolosa Dulcamara…
Tutti quanti nella speranza di partecipare al banchetto: i furbi di sempre.
Di fronte a questi ragazzi che sono il futuro noi, ai nostri caduti e a loro non possiamo che rivolgere una parola, “Perdono”.

Un tweet per resistere

Martedì 9 aprile, alle ore 9,15, nell’Aula Magna del Liceo Alfieri si terrà la conferenza “Un tweet per Resistere”. Mimmo Candito (grande inviato de La Stampa e docente universitario) parlerà e risponderà ai tweet ricevuti in tempo reale e a quelli inviati in questi giorni sul blog https://anpi8.wordpress.com dai ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori della Circoscrizione 8: 140 caratteri per dire che cosa significa oggi per loro resistere nella vita, nei sentimenti, nello studio, ecc.
E’ il primo evento di tutta una serie di manifestazioni e cerimonie che l’ANPI Circ.8 Nicola Grosa organizzerà in aprile, che culmineranno nella giornata di domenica 21 con la seconda edizione di “A passo di Resistenza”.

Vi invito a partecipare: illustreremo il programma del mese e i tweet, commentati da Candito e dai ragazzi, offriranno una visione di come Resistenza, intesa anche come Resilienza (ovvero la capacità di adattarsi e resistere alle situazioni), sia un concetto quanto mai attuale.

Ringraziamo il Preside e i docenti del liceo Alfieri per l’ospitalità e la partecipazione.

I tweet si inviano a @AnpiOtto inserendo anche #res8

A passo di Resistenza, conferenza stampa

Si terrà nella Sala Consiliare della nostra Circoscrizione, mercoledì 11 aprile alle 11:30,  la conferenza stampa di annuncio della manifestazione “… a passo di Resistenza” del 22 aprile prossimo organizzata da ANPI sezione Nicola Grosa e UISP Torino con la collaborazione della Commissione Cultura e con il patrocinio della nostra Circoscrizione. Per l’ANPI interverranno il Presidente della nostra sezione Raffaele Scassellati e Cesare Beneventi del direttivo.

Qui potete scaricare l’invito in formato PDF.

Pian del Lot e 22 aprile alla Otto

Vi ricordiamo la commemorazione del 2 aprile al Pian del Lot e vi anticipiamo il pieghevole della manifestazione del 22 aprile per celebrare e festeggiare la Resistenza alla Otto. Il pieghevole scaricalo e diffondilo.

 

25 Aprile, celebriamolo con l’ANPI

Stiamo arrivando al mese più intenso per noi dell’ANPI, il mese con più impegni, il mese della memoria e della celebrazione della Resistenza. Invitiamo tutti, iscritti simpatizzanti e cittadini, a partecipare alle manifestazioni organizzate dall’ANPI torinese e dalla nostra sezione. Ci piace evidenziare la nostra iniziativa “Corsa di Resistenza”, sarà una grande giornata dedicata ai “ragazzi” della Resistenza e i ragazzi di oggi saranno i protagonisti.

Di seguito l’elenco delle inziative per data.

  •    2 Aprile ore 10:00 cerimonia al Pian del Lot
  •    5 Aprile ore 10:00 cerimonia al Martinetto
  •    20 Aprile ore 16:30 cerimonia alla Microtecnica (Piazza Graf)
  •    22 Aprile dalle ore 9:00 alle 22:30 “Corsa di Resistenza”: corsa podistica, percorso per i luoghi della memoria e festa con concerto nella Circoscrizione Otto. A breve programma dettagliato.
  •    23 Aprile ore 10:00 cerimonia alla caserma La Marmora in via Asti, 22.
  •    24 Aprile ore 20:30 Fiaccolata, partenza da piazza Arbarello e chiusura in piazza Castello.
  •    25 Aprile 2012 Cerimonia organizzata dalla nostra sezione a Cavoretto. Dopo la cerimonia ci sarà il pranzo presso il Circolo La Tesorina, vedi qui il programma dettagliato ( 25 Aprile a Cavoretto) e indicazione su come prenotare (Prenotare).

OttoInforma sulla manifestazione del 22 aprile

Riportiamo il link all’articolo che Ottoinforma, il giornale on line della Circoscrizione Otto ha pubblicato sulla manifestazione del 22 aprile.

http://www.comune.torino.it/circ8/ottoinforma/?p=1318

Nei prossimi giorni renedermo pubblici tutti i dettagli dell’iniziativa.

Nicola Grosa, un film al Baretti

Lunedì 5 marzo alle ore 21:00 al Baretti proietteranno in anteprima assoluta il film “Nicola Grosa moderno Antigone” di Anna Roberti e Mario Garofalo, regia di Mario Garofalo.

Dal sito del Cine Teatro Baretti:

L’associazione culturale Russkij Mir di Torino prosegue l’opera di recupero della memoria dei partigiani sovietici che combatterono in Piemonte durante la guerra di liberazione 1943-45, a fianco degli italiani, a cui aveva già dedicato un primo documentario. In questo nuovo lavoro la loro vicenda si lega strettamente alla figura di Nicola Grosa che, ex partigiano torinese, negli anni Sessanta andò per le montagne piemontesi a recuperare le salme di chi era morto combattendo e aveva avuto sommaria sepoltura. Questi resti furono poi tumulati nel Campo della Gloria (Sacrario della Resistenza) del Cimitero Monumentale di Torino e, tra i più di 900 corpi recuperati da Nicola, molti sono quelli di partigiani stranieri, per la maggior parte sovietici, tumulati come ignoti o con i nomi storpiati.
http://it-it.facebook.com/pages/Nicola-Grosa-Moderno-Antigone/272638422809071
Questo evento è realizzato in collaborazione e con la partecipazione dell’Associazione Culturale Russkij Mir di Torino, con la sezione  ANPI “Nicola Grosa” e con lo SPI CGIL di San Salvario. Saranno presenti in sala gli autori del documentario.

ANPI e casapound

“Se ce ne fosse ancora bisogno, CasaPound getta definitivamente la maschera”. Inizia così una nota del Comitato nazionale Anpi a commento delle gravi dichiarazioni da parte di rappresentanti del gruppo neofascista.
“Dopo essersi ammantata di “cultura” e di “socialità”, in varie occasioni, sia pure senza successo, visto che nessuno ormai è disposto a cadere nella trappola, adesso l’esultanza per la morte del magistrato Saviotti e l’esplicitazione della speranza che a questa morte ed a quella di Bocca ne seguano altre, hanno un significato inequivocabile che va addirittura al di là dei richiami al fascismo ed al peggior populismo, avvicinandosi molto all’istigazione alla violenza”.
“Vedrà la magistratura -si rileva – se esistono estremi di reato. Per noi, conta l’esecrabile fatto politico, che denunciamo come un episodio di inaudita ed inaccettabile gravità. Adesso, chi ha tollerato CasaPound, chi le ha concesso locali e sedi e ne ha favorito l’ascesa e lo sviluppo, ha solo la scelta fra una dissociazione aperta e definitiva oppure l’accettazione che diventi esplicita e pacifica la connivenza con un gruppo di questo tipo, davvero incompatibile col nostro sistema costituzionale e civile”.
“Quanto a coloro – si sottolinea – che hanno creduto, in buona fede, nella favoletta dell’innocenza, delle inclinazioni culturali e sociali di CasaPound, è davvero tempo che aprano gli occhi, si ricredano e prendano atto di una realtà che ora è divenuta addirittura agghiacciante. Per il resto, chiediamo con fermezza che la Costituzione venga fatta rispettare dalle autorità pubbliche e vengano finalmente applicate le leggi che vietano ogni forma di incitamento all’odio e alla violenza, così come ogni tipo di apologia del fascismo e di ciò che esso ha tristemente rappresentato”.
“Raccomandiamo – conclude infine la nota – alle nostre organizzazioni di vigilare, rifiutando – peraltro – qualsiasi tipo di provocazione”.
Questi avvenimenti dei “fascisti del terzo millenio”, fanno parte della lunga collezione ormai degli episodi intollerabili ma “accettati” dalla gran parte dei media e dalle autorità.
Noi invece che non possiamo accettare queste continue provocazioni (il console Vastani in Giappone, la richiesta di intitolazioni di strade ad Almirante, ecc.) e le continue deliranti uscite dei fascisti, penso che ne abbiamo abbastanza. Non possiamo continuare a difendere questa nostra fragile libertà dal fascismo: chiediamo di chiudere Casa Pound nella nostra Città, nel nostro Quartiere (v. Cellini).
Inizierei a raccogliere le solite firme e poi vediamo cos’altro possiamo metterci insieme, insomma prepariamo un programmino decente di mobilitazione, di vigilanza e di richiesta di chiusura di queste ritrovi.
Attendo vostri commenti.
Colgo l’occasione per salutare per l’ultimna volta Guido Carbi. Un grande partigiano, un grande italiano, un grande Uomo, che noi dell’ANPI abbiamo conosciuto, apprezzato, ammirato ed amato. Addio Guido. (Suggerisco a tutti di andare sul sito dell’ANPI di Condove, dove c’è una interessantissima intervista a Guido)
Cesare Beneventi del direttivo ANPI 8  

Calendario 2012

Puntuale arriva il calendario ANPI della Circoscrizione 8 che segue quelli del 2010 e del 2011 dedicati alla Costituzione. Questa edizione è dedicata a chi ha scritto di Resistenza, sono brani scritti da grandi della letteratura e da chi ha voluto condividere ricordi personali.

Ricordare non è solo un esercizio cerebrale, ricordare è studiare, imparare, rispettare chi ci ha preceduto. Ricordare è, come diceva Calamandrei, ricordarli. Per non tradirli. E anche un piccolo calendario può essere utile.

Il calendario sarà dato unitamente alla tessera 2012 ANPI 8 oppure, al costo di 4 €, richiedendolo a questa email anpi.circ8@gmail.com e nel corso di manifestazioni da noi organizzare o dove saremo presenti.